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aggiornato il 26.09.2005
       
 

1919_Con l'avvento del fascismo egli prende immediata coscienza del pericolo che quella dittatura rappresenta per tutto il popolo italiano. La sua attività di industriale, con gli alti e bassi che comporta, ne è la prima vittima.

1929_In seguito al crollo di Wall Street la sua attività, come altre, fallisce, provocando una sconfitta traumatica dell'economia italiana. Catelli si trova da un giorno all'altro poverissimo. Decide così di trasferirsi sulla collina dei Camaldoli, dove possiede un vasto appezzamento di terreno agricolo e una casa colonica. Qui si installa con la famiglia, decidendo di fare l'agricoltore e ponendosi nello stato d'animo di chi affronta un'attività della quale non conosce ritmi e tempi di lavorazione.

1930_In questi anni i Camaldoli sono un luogo appartato e solitario, raggiungibile soltanto con cavalli e muli. L'unico modo di sopravvivere è quello di far fruttare la terra ed è l'obbiettivo in cui si tuffa con

 

lucida determinazione. Dall'alba al tramonto lo occupa il lavoro dei campi rinunciando, così, dolorosamente, alla pittura.

1940_Scoppia la Seconda Guerra Mondiale. I tre figli vengono chiamati alle armi e, fatti prigionieri, conoscono gli orrori dei campi di concentramento nazisti.

1945_La guerra finisce e i figli ritornano salvi a casa. Si ricostituisce l'unità familiare e si può nuovamente guardare con fiducia all'avvenire. Sono quattro, ormai, gli uomini validi capaci di lavorare i campi; ciò significa, per Camillo, la possibilità di dedicarsi concretamente alla pittura e alla scultura. I temi sono quelli legati alla realtà in cui vive: i ritratti delle donne di casa, scene relative al lavoro dei campi e poi gli attrezzi agricoli, le bestie della fattoria e tutto ciò che colpisce la sua immaginazione.

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